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Gigi Proietti, versatile artista di cinema, teatro e
televisione, nasce a Roma il 2 novembre del 1940, in una traversa di Via
Giulia chiamata via di S. Eligio, a qualche metro di distanza da dove
nacque anche Ettore Petrolini, ma poi, come dice lui, costretto dalla
speculazione edilizia, ha migrato da un punto all’altro della città
eterna, seguendo prima gli spostamenti della sua famiglia, poi quelli
suoi: prima dalle parti di via Veneto e poi nella borgata del Tufello,
in via Capraia, dove impara a convivere con il bello ed il brutto della
borgata, che gli rimarrà nel cuore.
Da piccolo è uno scavezzacollo, con la passione per il
ping-pong ed il baseball, gran frequentatore di oratori, tentato ad un
certo punto della sua adolescenza di prendere i voti, salvato in
extremis da una salutare crisi mistica che lo sposta a sinistra.
Prende la maturità classica presso il liceo ginnasio
"Augusto" con buoni voti e la scuola gli lascia, stranamente, l'amore
per il latino.
Non fa il militare per esubero di leva e si iscrive a
Giurisprudenza, per accontentare il padre che vuole che prenda "il pezzo
di carta".
Gigi Proietti invece di frequentare l'Università e dare esami, suona ai
tè danzanti in locali come il Pichetti, il Gran Caffè Professionisti di
piazza Cavour, ed in un curioso locale, sito in Via 21 Aprile, che ogni
stagione cambiava nome, chiamandosi di volta in volta Ar 21 Aprile,
Golden Spider Garden, Er Nilo ed in seguito nei night club ed in locali
come Le Grotte del Piccione e il Brigadoon di Piero Gabrielli.
Con un repertorio di canzoni, vastissimo, tenendo fra le mani un
coreografico sassofono, Proietti si esibisce con complessi dai molti
nomi come "Gigi e i soliti ignoti", "I Ricachas", altri più o meno
esotici. Sulle locandine, Gigi era indicato come cantante dalla voce
"ritmico-melodico-moderna". A quest’epoca risalgono il quarantennale
sodalizio con Lello Arzilli e numerosi flirts con le ragazze conosciute
in giro per locali. Una addirittura cinese.
All'Università, pur di conoscere altre persone e socializzare, entra a
far parte della squadra di basket del CUS e, soprattutto, della scuola
di teatro del CUT, diretta da Giancarlo Cobelli, che gli insegna i
rudimenti del mestiere.
Si presenta ad un provino completamente impreparato, solo per fare
qualcosa di nuovo, gli chiedono quale sia il suo autore preferito e lui,
ricordando che qualche tempo prima ha visto in televisione "Come le
foglie" fa il nome di Giacosa senza avere la più pallida idea di chi
sia. Lo prendono, con sua grande sorpresa, scambiandolo per un amante
del genere melodrammatico, e insieme a lui ci sono Anna Mazzamauro e
Piera degli Esposti.
Ottiene subito qualche scrittura proprio da Cobelli, che lo ingaggia per
il suo "Can Can degli italiani", per il quale musica un epigramma di
Ennio Flaiano e, con l’impressione che le cose siano semplici, inizia a
studiare come un pazzo per migliorarsi decidendo che il suo mestiere
sarà legato al palcoscenico.
Durante i primi anni di carriera, tra un viaggio e l’altro al seguito
delle compagnie, continua a studiare giungendo a sei esami dalla laurea
con una tesi in Filosofia del Diritto sul Critone di Platone.
Per i primi anni di carriera si dedica al teatro sperimentale, misurando
le proprie possibilità. In una stagione estiva recita ne "Gli uccelli"
di Aristofane nella parte dell’Upupa, inguainato in una calzamaglia
verde, su cui il costumista aveva spruzzato vernici che avevano
impietosamente stinto sulla pelle. La gente che passa gli tira i sassi.
Nel Teatro dei Centouno, a via Trionfale, con Antonio Calenda e Piera
degli Esposti, dove a volte sono più numerosi gli attori che gli
spettatori; ma anche al Piccolo di Milano nel "Dio Kurt" di Moravia,
produzione dello stabile dell’Abruzzo.
All’inizio degli anni settanta, Domenico Modugno dà forfait per
"Alleluja brava gente", scritto da lui stesso e da Renato Rascel.
Garinei e Giovannini, registi dello spettacolo, lo ingaggiano mentre è
impegnato all'Aquila dove recita canta e suona la chitarra su un
testo di Gombrowicz, "Operetta".
Attore, cantante, mattatore Gigi Proietti si cimenta nei vari ambiti
dello spettacolo: in televisione suona la chitarra per Mario Scaccia in
uno spettacolo intitolato "Chitarra amore mio", è Alfred Jingle nel
"Circolo Pickwick" di Gregoretti, Don Chisciotte per "Conoscete Don
Chisciotte?", fa persino il doppiatore in film
Rai di rilievo, come "Chi ha paura di Virginia Woolf?".
Nel 1967 Proietti ha iniziato anche l'attività cinematografica
partecipando a film di Raiuno
e Raidue, mentre il primo ruolo
da protagonista lo ottiene da Tinto Brass per "L'Urlo" prodotto nel
1968, ma proiettato solo nel 1974 per problemi di censura.
In Teatro continua con "Alleluja brava gente" per un paio d’anni, poi
riprende i suoi spettacoli d’avanguardia.
Gigi Proietti, che nel 1987 ha assunto la direzione artistica del Teatro
Stabile dell'Aquila, è passato di successo in successo, diventando uno
degli attori italiani più popolari e amati. Fra i suoi lavori più
importanti sono da ricordare: al cinema "Brancaleone alle crociate" di
Monicelli, "L'eredità Ferramonti" di Bolognini, "Matrimonio" di Altman e
"Casotto" di Sergio Citti; in teatro il fortunatissimo "A me gli occhi,
please", "Come mi piace", "I sette re di Roma", "Caro Petrolini",
"Cirano", "Liolà", "Kean"; in televisione "Fatti e fattacci", "Fregoli",
"Italian Restaurant", "Un figlio a metà" e "Il maresciallo Rocca" nella
prima e nelle altre edizioni seguenti che hanno avuto grande successo.
Artista eclettico Proietti ha anche curato la regia teatrale di opere
come "La Tosca", "Falstaff" e "Le nozze di Figaro".
Il 31 dicembre 1999 è protagonista di "Millennium", la trasmissione di
fine anno, nei panni dell'italiano che ripercorre il secolo.
Nel 2001 veste ancora i panni del Maresciallo Rocca, nella terza serie
televisiva, "Il
Maresciallo Rocca 3".
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