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Isole Canarie

 

racconti di viaggi e vacanze

 

 

Los Cristianos - Tenerife - Isole Canarie

 

E' la storia di un viaggio nel quale si sono coalizzati alcuni elementi negativi che lo hanno trasformato in piccola odissea.

Gli elementi negativi sono stati: una certa leggerezza da parte nostra riguardo agli orari dei voli, una situazione ormai caotica delle compagnie aeree e degli aeroporti, un turismo di massa che premia i più spregiudicati imprenditori turistici.

 

Il nostro obiettivo non era quello di trascorrere una settimana di vacanza a Tenerife, ma di recarci in loco per mettere in vendita una nostra multiproprietà presso uno dei più prestigiosi resort del luogo.

 

 

 

 

E viene finalmente il fatidico giorno della partenza!

 

 

 

E qui commettiamo il nostro errore di calcolare male il tempo per il viaggio da casa all'aeroporto di Linate…ed arriviamo pochi minuti dopo la chiusura del check in, perdendo il volo.

 

Ci rivolgiamo allo sportello dell'Iberia per trovare un volo successivo, ma dopo avere interpellato anche la sede della compagnia aerea, l'impiegata ci informa che non esistono posti per i prossimi voli e ci consiglia di rivolgerci a qualche agenzia turistica di Milano, dove è più probabile trovare qualcosa. Mi meraviglio che dall'aeroporto e dalla stessa compagnia interpellata non si riesca a trovare una soluzione e che una qualsiasi agenzia abbia più chance, ma così ci viene detto.

 

Andiamo a Milano, troviamo un'agenzia e dopo un'ora di interrogazioni al terminale salta fuori l'unica possibilità: un volo in business class per la mattina seguente. Ovviamente il nostro biglietto lo possiamo stracciare e dobbiamo pagare altri 800 euro per il volo di andata a Tenerife. Il volo, però partirà dalla Malpensa e noi abbiamo un rientro su Linate.

 

Passiamo la giornata a Milano e pernottiamo in un albergo vicino all'aeroporto di Linate, per prendere il primo shuttle del mattino diretto alla Malpensa, in modo da lasciare l'auto parcheggiata a Linate, per il rientro.

 

Sul pulmann dello shuttle Linate-Malpensa c'è scritto il prezzo di 5 euro. Facciamo i biglietti e li paghiamo 9 euro!

 

Arriviamo alla Malpensa con abbondante anticipo e finalmente dopo un paio d'ore decolliamo per la prima tratta Linate-Madrid.

 

Negli aeroporti milanesi è proibito fumare. Non ci sono aree destinate ai fumatori, così come in aereo non si fuma.

 

Le indicazioni all'interno dell'aeroporto, sia di Linate che della Malpensa, sono poco chiare riguardo ai punti di check in, d'imbarco, di parcheggio, dei servizi di toilette e via dicendo. Ogni ricerca comporta camminate in lungo e in largo e richieste al personale. La confusione è totale. I voli non sono più annunciati, per cui bisogna stare attenti ai terminali, che non sempre indicano i momenti di chiamata per check in e per imbarco.

 

Abbiamo seriamente rischiato di perdere anche il secondo volo. Siamo stati accettati per miracolo e l'addetta ci ha avvisato che probabilmente il nostro bagaglio non sarebbe arrivato a destinazione col nostro volo, ma con qualche volo successivo!

 

Partiamo nella nostra business class ed arriviamo a Madrid. Da qui, dopo un'altra breve attesa e ricerca del nuovo gate di partenza, saliamo sull'aereo per Tenerife.

I controlli al check in sono talmente rigorosi che praticamente ho dovuto fare lo spogliarello, pur non avendo nulla di particolare indosso.
Atterriamo a Tenerife sud verso le sette di sera e con sorpresa riusciamo a trovare anche la nostra valigia.

 

Altro tempo agli sportelli per le pratiche di consegna dell'auto noleggiata.

Prima di lasciare l'aeroporto, però, ci rivolgiamo anche allo sportello Iberia per confermare il nostro rientro, visto che ci avevano avvisati che avendo perso l'andata non potevamo essere sicuri che la compagnia ci garantisse il volo di rientro.

 

L'impiegata consulta i biglietti, interroga il terminale e dopo una lunga attesa scuote la testa e ci informa che il nostro rientro per il venerdì successivo è sì confermato dalla compagnia, ma siccome per quel venerdì è previsto uno sciopero di tutte le compagnie aeree in Spagna, il nostro volo è saltato!

 

Altre ricerche per il sabato o per la domenica non danno alcun risultato. Alla fine chiedo di vedere se c'è qualche volo anticipando il nostro rientro a giovedì, rinunciando così ad un altro giorno di vacanza. Per giovedì il volo c'è, ma dall'arrivo a Madrid alla ripartenza per Linate dovremmo attendere diverse ore in aeroporto. Pazienza, accettiamo e ci vengono dati altri biglietti, senza pagare nulla questa volta.

 

Prendiamo l'auto e partiamo per Los Cristianos, dove sta il nostro residence. E' sera, c'è traffico, la strada che porta verso il nostro albergo è tortuosa, le indicazioni non ci guidano verso la meta, il cielo è carico di nuvole grigie, la mia compagna non si ricorda bene il percorso e sbagliamo diverse volte.

 

 

Los Cristianos - Tenerife

 

 

Io mi guardo attorno e vedo una città mostruosamente affollata di palazzi, complessi residenziali, villette a schiera costruite alla rinfusa e che hanno invaso ogni metro quadrato libero, fino alle cime delle colline che si affacciano sul mare e del più lontano entroterra. Lo spettacolo è indecente, uno scempio che offende la vista, un'accozzaglia di stili d'ogni genere, una Montecarlo all'ennesima potenza, dal moresco all'africano, dal coloniale al liberty…c'è di tutto e di tutti i colori!

 

Rimpiango i ricordi scandalosi della nostra Calabria, che in confronto sembra progettata e costruita da Fulco Pratesi!

 

Sono esausto e sconfortato, innervosito dalle ore d'astinenza dalla mia necessità di fumare, disgustato dal posto che è lontanissimo dalle mie aspettative ed alle prese con un'auto altamente tecnologica e di cui ignoro la maggior parte dei comandi, faticando persino a trovare la retromarcia.

 

Finalmente siamo al residence, il più kitch di tutta Los Cristianos! Un agglomerato di varie palazzine bianche gigantesche costruite in vero stile hollywoodiano. Manca solo topolino e qualche ottovolante, altrimenti si potrebbe pensare di essere a Disneyland!

 

 

 

L'appartamento è discreto, completo del corredo indispensabile per cucinare e dormire. La sorpresa è nei letti, separati e dotati di rotelle…come negli ospedali! Il bagno è decorato e illuminato in modo pacchiano, ma non dispone di bidet e le luci diffuse illuminano il sotto del lavabo, ma non dove ci si fa la barba.

 

Il terrazzino guarda sull'interno del nostro complesso. In basso c'è la piscina, di fronte anziché il mare (che comunque non si vedrebbe per via di tutti i palazzi che ci stanno in mezzo) si vede il ballatoio della palazzina opposta alla nostra.

 

Mi sento chiuso in gabbia, ragazzo in vetrina, e il mutismo della mia compagna di certo non mi aiuta a buttare sul comico la situazione.

 

Mi consolo pensando che in fondo lo scopo è di vendere e disfarsi di quell'assurda proprietà e di tutti i tortuosi meccanismi di gestione.

 

Ci facciamo una sana spaghettata e quello sarà uno dei pasti migliori di tutto il soggiorno nelle isole Canarie.

 

Il residence è in collina, lontano dal mare. Per fare un poco di spesa bisogna ritornare arrampicandosi coi pesi per una strada in forte pendenza. Si arriva con fuori la lingua!

 

Da notare che di tutto quello che mi aspettavo di trovare nei mercati locali non ho trovato nulla: se non fosse stato per le scritte in spagnolo avrei potuto credere di essere in uno qualsiasi dei supermercatini italiani. Nessuna "esotica" atmosfera, insomma. Piattume totale, le solite marche, i soliti pomodori duri e insipidi, tanto per fare un esempio.

 

All'indomani (domenica) il cielo è sempre coperto da nuvole minacciose, ma che non hanno nessuna intenzione di scaricare acqua al suolo, che ne avrebbe un gran bisogno. Unica nota positiva: l'aria è fresca e pulita.

 

Dall'osservatorio modesto del terrazzino vedo svolazzare alcune tortore, identiche a quelle di lombarda esperienza. Ed io che pensavo di trovare i canarini!

 

La domenica trascorre tristemente e con molto nervosismo. Mi sento sempre più a disagio e con una gran voglia di fare la valigia e tornarmene a casa.

 

Con il dubbio che forse Los Cristianos potesse essere l'ombelico nero di un'isola che fuori dal centro urbanizzato poteva ancora offrire panorami conformi alle aspettative, salgo sull'auto ed esploro una trentina di chilometri di costa.

 

Lungo la strada, fuori da Los Cristianos, il panorama non cambia, anzi, ci sono località e complessi residenziali ancora peggiori e più deturpanti.

 

La vacanza prosegue contando i giorni che mancano alla partenza.

 

Mangiamo male in vari ristoranti, siamo offesi e scocciati e non troviamo la nostra intesa. L'atmosfera è pesante e non assomiglia di certo a quella tipica di una piacevole vacanza.

 

 

Ma come tutte le cose c'è sempre l'eccezione o il rovescio della medaglia.

 

Dopo avere buttato via il lunedì e il martedì in piccoli giri che hanno solo confermato la mia disapprovazione totale per la località, mercoledì decidiamo di dirigerci verso l'interno dell'isola, ovvero di salire in direzione del famoso vulcano Teide, la cui vetta tocca i 3700 metri.

 

Lasciata alle spalle ogni forma di "urbanizaciòn" come la chiamano da queste parti la rovina del territorio, prendiamo una splendida strada in salita che attraverso mille curve e tratti abbelliti da macchie di splendidi fiori che mi ricordano le aspettative dei giorni precedenti la partenza, ci porta dolcemente fin sui duemila metri di quota.

 

 

 

Il panorama è splendido. Immersi in un insolito verde, con piante che sembrano il perfetto connubio di abeti con pini marittimi, restiamo affascinati dal mare di nuvole bianche che coprono dolcemente la vista del mare. Il sottobosco è pulitissimo, la strada perfettamente curata, il traffico praticamente inesistente. Mi sento molto meglio!

 

 

 

Arriviamo infine in una enorme radura che è la conca del vulcano, assopito da un pezzo. Lo spettacolo è affascinante e spettrale. Le pietre laviche, le guglie appuntite sul fondo, la vetta con lembi di neve, una piccola folla di turisti che scatta foto ovunque, sono la testimonianza di un luogo e di un'atmosfera indimenticabile.

 

 

Questa constatazione rafforza la mia convinzione che l'isola, prima della zampata speculativa di imprenditori senza scrupoli e senza ostacoli di piani regolatori, era veramente come uno si poteva legittimamente aspettare che fosse.

 

Le zone aride in prossimità delle coste frastagliate e ricche di scogli lavici avevano fatto da controllare alla rigogliosa e selvaggia natura delle colline e delle aspre vette dell'interno, che, grazie alla poca umidità che riuscivano a catturare avevano creato una vegetazione singolare e spettacolare.

Ma oggi quelle coste sono ridotte a un centinaio di chilometri di urbanizzazioni montecarlesche.

 

E finalmente, dopo quel breve, ma emozionante riscatto, viene il giorno della partenza.

 

Ancora un intoppo: il volo del rientro non parte dall'aeroporto Tenerife Sud, ma dall'altro capo dell'isola, situato una settantina di chilometri a nord.

 

Preavvertiti che l'autostrada è trafficata partiamo di buon'ora e puntualmente incontriamo una lenta colonna di traffico in prossimità di Santa Cruz, a nord.

 

Il panorama è cambiato radicalmente e presto ci si dimentica d'essere su un'isola immersa nell'Atlantico. Si potrebbe benissimo essere in un qualsiasi centro industriale del nord Italia.

 

Cerchiamo l'indicazione che ci guidi verso l'aeroporto, abituati ai nostri rassicuranti simboli che adornano tutte le nostre strade del nord Italia, indicando ogni possibilità per giungere al proprio aeroporto, ma il traffico è intenso e le indicazioni assolutamente inesistenti.

 

Sbagliamo strada, ci fermiamo a chiedere, ma una ragazza spagnola si perde in una raffica di parole incomprensibili, che ci fanno solo capire che siamo fuori rotta e che non è in grado di guidarci a destinazione.

 

Ripuntiamo verso sud e finalmente da questo lato compaiono le sospirate indicazioni col simbolo dell'aeroporto.

 

Ed eccoci nuovamente pronti ad espletare le solite formalità d'imbarco. Il volo partirà in ritardo, ma non importa, di sicuro non lo perderemo, siamo lì da un pezzo davanti al gate d'imbarco!

 

A bordo la solita sistemazione da sardine che provoca sempre un leggero senso di costrizione, di claustrofobia, d 'impotenza.

 

Il nostro vicino di posto, un omaccione sulla cinquantina, appena seduto estrae dalla sacca un filo di nylon e delle perline custodite in preziosi astucci…che si mette con destrezza ad infilare. Com'è curiosa la cosa! Che sarà mai?

Una forma psicologica per combattere la paura di volare? Ma no, sta semplicemente preparando delle esche, come ci spiega il provetto pescatore, subito dopo avere percepito la nostra curiosità.

 

Atterriamo a Madrid e come promesso abbiamo circa quattro ore da perdere in attesa del volo per Linate. Troppo poche per pensare di uscire dall'aeroporto (e rischiare di perdere un altro volo!) e così trascorriamo un'altra fetta della "vacanza" in aeroporto.

 

Finalmente sbarchiamo a Linate e sono le 22,30. Partiti da Tenerife alle 7 del mattino!

 

Cerchiamo la nostra valigia sul rullo trasportatore. Ha un colore inconfondibile, ma la valigia non si vede. Ne passa una in continuazione sotto il nostro naso, molto simile alla nostra, ma tutta avvolta nella plastica.

 

Alla fine proviamo a guardarla meglio e scopriamo che è la nostra. E' completamente sfasciata, devono averla gettata da tre o quattro metri d'altezza e sparso il contenuto ovunque…visto come si presenta all'interno.

 

Qualcosa è sparito, ma l'oggetto più caro, una macchina fotografica digitale, l'hanno risparmiata.

 

Fine del viaggio.

 

Per la cronaca non siamo riusciti a mettere in vendita la multiproprietà...ma questa è un'altra lunga storia di tribulazioni, complicazioni, raggiri vari.


 

Sono convinto che alcune considerazioni critiche presenti nel racconto di questo viaggio non costituiscano alcuna sorpresa da parte di viaggiatori-turisti navigati. Lo stesso scenario e gli stessi disagi (se non peggio!) si possono sicuramente presentare più o meno analogamente in molte altre località turistiche del pianeta, da Sharm El Sheikh a Tahiti.

 

La crescente disponibilità di voli a basso costo e l'ampia gamma di sistemazioni alberghiere appetibili per ogni tasca, hanno dato negli ultimi decenni un forte impulso al turismo di massa, stimolando molte imprese ad investire in strutture turistiche senza alcun rispetto per l'ambiente, la natura, il paesaggio.

Quello turistico, d'altro canto, non è neppure l'unico scempio compiuto dall'uomo. Basti pensare all'Amazzonia….

 

Il turista consumatore di viaggi e vacanze d'occasione non sembra scandalizzarsi molto di ciò che trova nelle località prescelte. Forse s'è perduto per sempre il senso estetico e l'armonia paesaggistica, il rispetto per la natura e per l'intero ecosistema. Forse gli stessi turisti provengono da località nelle quali s'è fatto di peggio ed ai loro occhi quelle mete appaiono comunque paradisiache.

 

L'alibi che sovrasta ogni giudizio critico è sempre lo stesso: il turismo ha migliorato il tenore di vita degli abitanti di quelle località, belle, ma prive di qualsiasi forma di guadagno per gli abitanti. E' l'imperativo del denaro che comanda.

 

Io sono convinto che il turismo possa essere un bene, che possa creare occupazione laddove c'è miseria, senza rappresentare una ulteriore forma di corruzione e devastazione.
Ma sono anche convinto che governi corrotti e imprenditori privi di scrupoli stiano invece massacrando irreversibilmente ogni angolo del pianeta degno d'essere visitato e che questa constatazione dovrebbe essere condivisa da molte persone ancora sensibili a questo tipo di problema.

 

Certamente molti turisti "consumano" vacanze senza indignarsi e senza enfatizzare gli aspetti negativi che incontrano, omologando in questo modo qualsiasi abuso che sia stato perpetrato.

 

Ma a volte è la natura stessa a vendicarsi e ripristinare condizioni originali del territorio. L'ultimo zsunami dell'oceano indiano ne ha dato ampia dimostrazione. Esistono anche esempi eclatanti che dimostrano, caso mai qualcuno invocasse l'ineluttabilità degli scempi, come sia possibile costruire villaggi perfettamente integrati nell'ambiente circostante o che addirittura ne migliorino lo stato, tramite opere di sostegno alla fragile natura del luogo.

 

L'invocazione finale è dunque di additare al pubblico ludibrio ogni atto devastatore del nostro pianeta, punendo (col rifiuto della nostra presenza) qualsiasi forma di turismo che mostri chiaramente d'avere danneggiato il territorio.

Ricky Spelta

aprile 2005