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Terracina e il Tempio di Giove

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Storia di Terracina

La città romana di Anxur Tarracina sorgeva sullo sperone roccioso dei Monti Ausoni che, scendendo verso il mare, separano la Pianura Pontina dalla piana di Fondi.

Adagiata su un ampio golfo lunato tra il promontorio del Circeo e la punta di Gaeta, essa era protetta dal Monte S. Angelo e posta al centro di una articolata rete di comunicazione.

Di origini leggendarie, alla fine del VI sec. a.C. fu sotto l'influenza di Roma, che nel 406 a.C. la conquistò dopo averla contesa ai Volsci e nel 329 a.C. vi dedusse una colonia marittima.

Importante centro strategico, presto assunse anche rilievo commerciale, quale sbocco marittimo del territorio e secondo porto di Roma, dopo Ostia.

Nel II sec. a.C. diminuì la sua importanza strategica, ma aumentò la sua valenza economica grazie al fertile territorio agricolo, al porto e all'Appia che, costruita nel 312 a.C. quale fondamentale asse di penetrazione militare e commerciale di Roma verso Sud, le consentiva un rapido collegamento con l'Urbe.

La città divenne allora un notevole centro urbano. L'abitato si ampliò e assunse un carattere monumentale e signorile, mentre sorsero nuovi quartieri nella zona pianeggiante contigua al mare.

In età Sillana (primi decenni del I sec. a.C.) si ebbe una profonda trasformazione urbanistica, quando vari monumenti in opera incerta (tra cui il teatro) vennero realizzati, contemporaneamente alla ricostruzione del santuario di Monte S. Angelo.

Un ultimo intervento urbanistico avvenne nel V sec. d.C., quando, per difendersi dalle invasioni barbariche, si rese necessario ricostruire l'antica cinta muraria della città, ridefinendone il tracciato.

Terracina in questo periodo perse la sua importanza economica, ma acquistò una nuova preminenza religiosa come sede vescovile.

Il vasto territorio antico posto sotto il controllo della città si estendeva tra l'attuale Lago di Sabaudia ad Ovest ed il lago di Fondi ad Est, tra le innumerevoli colline dei Lepini e degli Ausoni a Nord e il mare a Sud.

Esso era ricco e produttivo, sia nella parte coltivabile, sia nelle selve e nelle paludi, dove si sviluppava un'economia silvo-pastorale e di sfruttamento delle risorse naturali.

I terreni coltivati, suddivisi nella "Valle" con la centuriazione coloniale del 329 a.C. di cui sono ancora visibili le tracce, producevano cereali, ulivi e viti, da cui si ricavava il Cecubo, un vino tra i più pregiati.

Tale ricchezza, nonché la vicinanza a Roma e agli aristocratici litorali della Campania, favorirono certamente il sorgere di ville, che si disposero non lontano dalle vie di comunicazione.

Storia del Tempio di Giove

Il complesso di Monte S. Angelo, ispirato alla grande architettura scenografica ellenistica, appartiene alla serie dei santuari laziali ristrutturati in modo monumentale nella tarda Repubblica, tra la fine del II sec. a.C. e l'inizio del I sec. a.C.

Probabilmente il luogo ospitava un culto più antico, risalente almeno al IV sec. a.C. ed oggi presenta un complesso di edifici appartenenti ad epoche successive che ne testimoniano sia la lunga vita che la duplice funzione militare e religiosa.

Alla fine dell'antichità il santuario pagano decadde, ma rinacque come sede di un culto cristiano, nell'Alto Medio Evo.

Le vecchie strutture militari furono invece ripristinate nel Basso Medio Evo ed a queste ne furono aggiunte altre.

L'area venne abbandonata alla fine del '500 e cadde nell'oblio.

Delle imponenti rovine, sempre rimaste parzialmente visibili dal mare e dalla città, indicate dalla tradizione come il Castello o Palazzo di Teodorico per il ricordo degli interventi compiuti in zona dal re goto, si era persa nel tempo una reale conoscenza.

Negli ultimi decenni dell'800 erano state oggetto, a più riprese, dell'attenzione delle autorità e degli studiosi, poiché incerte erano l'individuazione delle architetture, l'identificazione della divinità titolare e la funzione.

Solo nel 1894, in seguito a singolari circostanze, questi problemi furono in parte risolti e si stabilì con certezza che si trattava di un complesso santuariale comprensivo di strutture di difesa.

In quell'anno venne avviata un'indagine archeologica che permise il ritrovamento di un grande basamento templare, di una sede oracolare e di altre notevoli strutture architettoniche, di cui si realizzò la prima documentazione grafica complessiva.

Immediata conseguenza delle ricerche fu il riconoscimento della funzione del complesso, la sua datazione sulla base della tecnica costruttiva e la presunta identificazione della divinità titolare: la dedica a Giove Anxur (o Iuppiter puer) e cioè Giove fanciullo o adolescente, forse l'interpretazione romana di un'antica divinità volsca, si deve, infatti, alla cultura erudita della fine dell'800.

Innumerevoli furono, durante i lavori, i reperti rinvenuti. Tra questi vanno ricordati, in particolare, i numerosi oggetti contenuti in una stipe votiva posta nei pressi dell'oracolo.

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Plastico del Tempio di Giove Anxur






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